La storia di Campobasso

Le origini
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Seppure il ritrovamento di resti di mura sannitiche nella parte alta della città sia indizio di un probabile insediamento pre­cedente, le origini di Campobasso van­no verosimilmente collocate nel periodo della dominazione lon­gobarda. La prima menzione di Campobasso, infatti, risale all’878 ed è contenuta nell’atto con cui il principe di Benevento Adelchi condonava “dationes vel pensio­nes quascumque servis predicti monasterii ex finibus Campu Bas­si”; seppur riferito al territorio e non ad uno specifico insedia­mento, il toponimo “ex finibus Campu Bassi” lascia chiaramente intendere l’esistenza di un aggre­gato abitativo in quest’area. Tale prezioso documento è contenuto nel Chronicon Sanctae Sophiae, cartulario dell’abbazia benedet­tina di Santa Sofia di Benevento (Codice Vaticano Latino 4939).

Medioevo

Nell’XI secolo, durante l’egemo­nia normanna, Campobasso as­sunse un’importanza economi­ca sempre crescente riuscendo a diventare la “capitale” della Contea, sotto la signoria dei De Moulins. Nei secoli successivi, particolarmente in età angioina, il fiorire dei commerci e l’aumen­tata importanza amministrati­va comportano l’ampliamento dell’antico borgo con la costru­zione di una cinta muraria a sua difesa. Due eventi fermarono lo sviluppo della città: la diffusione della peste a partire dal 1348 e il terremoto del 1349.

Rinascimento

Nel 1450 il feudo fu ereditato dal Conte Nicola II Monforte. Dopo il terremoto del 1456, egli restaurò il castello e rafforzò ed estese la cinta muraria da cui fece par­tire due bracci che scendevano a chiudere i lati occidentale e orientale del monte. La linea uni­forme di queste mura era rinfor­zata da torri e interrotta da porte.

Agli inizi del ‘500 divennero feu­datari di Campobasso i de Capoa e intorno al 1530 i Gonzaga che ne aumentarono il prestigio eco­nomico e culturale.

Seicento e Settecento
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Durante questo periodo il feudo passò di mano in mano dai Vita­gliano ai Carafa e l’aumento demografico portò alla progressiva espansione del borgo che si tro­vò così ad inglobare sia le mura di cinta che le torri difensive. Alla morte senza eredi del duca Carafa i cittadini chiesero di riscattare la città di Campobasso dal feudo e nel 1742, al prezzo di ingenti sacrifici, riu­scirono nell’intento.

Ottocento

Nel 1806 il Regio Decreto che sanciva la creazione della Provin­cia di Molise, riconobbe Campo­basso come suo capoluogo, con la conseguente espansione de­mografica.

Si rese pertanto necessario un piano urbanistico per soddisfare le nuove esigenze. Venne attua­to il progetto di Bernardino Mu­senga che prevedeva lo sviluppo della parte nuova della città, oggi chiamata “Centro murattiano”, lungo la direttrice stradale che collegava l’abitato a Napoli.

Campobasso divenne una città più moderna e funzionale grazie ad un assetto urbanistico ampio e simmetrico che prevedeva, ol­tre la costruzione di nuovi edifi­ci, la realizzazione di parchi, viali alberati e orti botanici che le fe­cero guadagnare l’appellativo di “città giardino”.

Dal Novecento ai nostri giorni

Nel 1910 nelle case di Campobas­so arrivò l’energia elettrica e, a partire dagli anni Venti e Trenta, vennero realizzati nuovi edifici, strade, ampie piazze, monumenti e fontane a decorare gli spazi. Nel 1927, con bolla pontificia, venne trasferita da Bojano a Campobasso anche la sede vescovile. La tragedia della seconda guerra mondiale risparmiò fortunatamente Cam­pobasso dalle distruzioni provo­cate dai bombardamenti alleati che invece colpirono altri centri molisani.

Nei primi anni del secondo dopo­guerra la città conobbe una di­screta ed armoniosa espansione, ma è con l’istituzione della Re­gione Molise nel 1963 che Cam­pobasso, diventata capoluogo, vive una vera e propria rivoluzio­ne: come era avvenuto agli inizi dell’Ottocento, la città rinasce grazie al suo ruolo amministrati­vo. Dal 1982 è sede dell’Universi­tà degli Studi del Molise.